24/02/2016
SESSO & DESIGN PIU’ ALTRE STORIE (Ristorante “Campelli” di Albosaggia)

Quest’anno compirà 80 anni, ma l’arch. Giuseppe Galimberti, che ci ha intrattenuto amenamente nella conviviale tenutasi al ristorante “Campelli” di Albosaggia, ha ancora tutta la verve di sempre e l’”originalità” che lo ha sempre contraddistinto nella sua vita.

Vive con la moglie a Barboni, una piccola frazione sopra Triangia, insieme agli altri sette abitanti di quella località. Per lungo tempo ha usato come mezzo di trasporto il cavallo, ha sempre vestito casual, in stile contadino, e si è costantemente battuto per la salvaguardia dell’ambiente, scagliandosi contro geometri, architetti, ingegneri, amministratori che, con i loro obbrobri, hanno deturpato, quasi devastato, la nostra bella valle.

Presentato dal cerimoniere e dal presidente, il conferenziere ha esordito con questa frase ad effetto, quasi provocatoria: “Progettare la vita dovrebbe essere il divertimento di chi sa ancora usare il cervello. Il progresso esiste se sai valutare l’importanza del rapporto maschio-femmina, uomo e ambiente, materialità e spiritualità”.

Ed ha subito aggiunto che “architettura e urbanistica” dovrebbero essere come due sorelle siamesi, mentre invece il nostro fondovalle è la dimostrazione concreta della totale dimenticanza di questo intimo rapporto e dei valori appena declinati.

Ha quindi mostrato, in rapida carrellata, alcune diapositive di sue originali “invenzioni” nella progettazione di mobili per la casa, divertendosi a trovare soluzioni, magari un po’ strampalate, ma che meglio rispondessero alle esigenze, materiali e spirituali, dei fruitori e utilizzatori. Così abbiamo visto un letto con giradischi e champagne, adatto per incontri galanti; un prezioso comodino, importante perché simbolo del concentrato della vita di un uomo; una cucina che, pur con misure ridotte di m 1,2 x 1,4, contiene tutto il necessario, al fine di ottimizzare lo spazio; un letto a forma di automobile, con tanto di ruote e fari, semovente; una curiosa cucina per single.

Abbiamo ammirato una magnifica villa, da lui progettata in posizione dominante su un’altura, col terrazzo che consente di godere un panorama mozzafiato, per simboleggiare “la vista sul mondo”.

Ancora, ha illustrato alcuni suoi “originali” progetti con i quali ha partecipato a vari concorsi, senza mai riuscire a vincere, proprio perché la sua genialità non veniva compresa: il “Sentiero Valtellina”, con un padiglione per spiegare la valle; l’“albergo galleggiante” per la bottatrice (o la bottinatrice”?); il “Parco Bartesaghi”, nell’area dove un tempo c’era un grosso silos ed un sambuco, luogo di suoi incontri amorosi; gli “alberi d’acciaio” da posizionare avanti al Tribunale per “legare” Sondrio con il fiume; la “baita per le mogli-pastori”, la sistemazione dell’“Area Carini”, dove prevedeva la presenza di un supermercato sovrastato da un giardino.

Infine, dopo aver proiettato un breve filmato, Galimberti (e qui siamo entrati nel vivo del titolo della serata) ha fatto scorrere le immagini di disegni dei volti di alcune donne, da lui amate e possedute negli anni giovanili. Una carrellata di donne bellissime, affascinanti, attraenti, ritratte con la mano magistrale dell’architetto-pittore, che è riuscito così a cristallizzare nella memoria queste “beltà”, secondo la filosofia “lenta” di quel tempo, quando ancora non c’erano cellulari e le macchine fotografiche erano un lusso perché estremamente costose. Il disegno sostituiva egregiamente, nelle mani di un’artista, questi strumenti moderni dei quali oggi facciamo largo uso, senza però metterci quel sentimento, quella passione, quella inventiva, che derivava dal disegnare dal vero le modelle-amanti.

Angelo Schena