12/10/2016
SCAMBI GIOVANILI (Jom Bar di Tresivio)

La serata dedicata agli scambi giovanili, a Tresivio, a Bar Jom, ha avuto, come ospiti, i ragazzi valtellinesi che hanno partecipato all’iniziativa nel corso dell’anno:

- Federica Donnini, in Austria a rappresentare il club di Bormio, nel campo cosiddetto “musicale” perché richiede la capacità di cantare o di saper suonare uno strumento.

- Giuditta Illini, per il Sondrio Host, in Giappone.

- Sofia Libera, ancora per il Sondrio Host, a Taiwan.

Assente, purtroppo, Nicolas Rodigari, per il Bormio, rappresentato, però, degnamente dal nonno, dott. Luigi Trimarchi, che ha riferito del suo viaggio in Brasile, facendo riferimento alla bella relazione da lui scritta.

I ragazzi sono stati intervistati sulla loro esperienza con una serie di domande e i loro interventi sono stati seguiti con molto interesse.

Si riporta, di seguito, una breve sintesi della loro esperienza.

Federica ha raccontato come la sua avventura è iniziata il 9 luglio: “Arrivata all'areoporto di Vienna nel tardo pomeriggio trovai all'uscita tutti i membri della mia Host Family: Ulli (Ulriche), Nicki (Nicholaus) e Anna, la mia Host Sister.Mi hanno portata in molti posti, a fare il bagno in un lago, a visitare Linz e Salisburgo (dove ho incontrato anche i membri che sarebbero stati al campo con me la settimana dopo), a fare lunghe passeggiate nei boschi, a vedere concerti.L'ultimo giorno nella mia Host Family, era anche il mio compleanno, mi hanno organizzato una festa con tutti i vicini che avevo incontrato precedentemente, non mi aspettavo un gesto di affetto così caloroso. Il 16 luglio ci aspettava un lungo viaggio in macchina, da Hohenzell a Bad Gleichenberg (dove si è svolto il campo).Dopo cinque ore di macchina arrivammo finalmente nel piccolo paese dove si trova la scuola turistica, che sarebbe stata la mia casa per due settimane.Il giorno successivo, dopo colazione, ci aspettavano tre ore di coro, tutti avevano paura di annoiarci ma, grazie alla simpatia e disponibilità di Rudi, il direttore, le tre ore consecutive di canto non si sono rivelate affatto pesanti, ma al contrario divertenti! I giorni passano in fretta e tra lezioni, gite ai castelli, visite in negozi di vestiti tipici e tornei di pallavolo, calcio, biliardo e ping-pong, siamo arrivati alla fine della prima settimana. Il venerdì sera avremmo tenuto il primo concerto, nella piazza principale di Bad Gleichenberg. Il giorno del concerto finale, alla fine della seconda settimana, abbiamo fatto, al mattino, le prove generali , il pomeriggio siamo andati nel salone dove si sarebbe svolto il concerto, a Feldbach, a 10 minuti di bus dalla nostra scuola. E’ stato un successone, 400/500 presenze.I nostri coach, sempre più orgogliosi, hanno festeggiato insieme a noi fino al mattino, quando ci aspettava il bus per portarci all'aeroporto.

Giuditta è partita il 10 luglio, per un volo di undici ore e mezza verso il Giappone: “All’arrivo, ero esausta ma tremendamente felice per questa nuova avventura che mi si prospettava. All'aeroporto di Osaka, subito sono stata accolta da alcuni soci del Lions club giapponese, che hanno accompagnato me e gli altri ragazzi alle nostre host families. Al momento della partenza non sapevo cosa aspettarmi da questa esperienza, in quanto non ero molto esperta o particolarmente appassionata del Giappone, tuttavia questa mia impreparazione si è rivelata un aspetto positivo. Infatti, non ho avuto aspettative da soddisfare, ma al contrario ero pronta a lasciarmi sorprendere da questa cultura così lontana dalla nostra.”

In merito alla novità di questa esperienza, ha aggiunto:” La prima cosa che mi ha colpito é stata l'estrema gentilezza di tutti i giapponesi che ho incontrato, tutti erano sempre sorridenti ed estremamente cordiali. L'ospitalità é davvero qualcosa di molto importante per loro e io, dal mio canto, ho fatto il possibile per essere aperta ad ogni loro usanza, fosse il fatto di dormire sul pavimento, mangiare qualcosa di cui non avevo mai sentito parlare o andare al ristorante a piedi scalzi.”

Sofia ha raccontato: “Quest’estate grazie al programma Youth Camps & Exchange, organizzato dai Lions Club, ho avuto la possibilità di vivere un’ esperienza indimenticabile di quattordici giorni in Taiwan. Prima di partire, avevo emozioni molto contrastanti, voglia di partire ma anche paura perché era la mia prima esperienza in un paese extra europeo e dovevo andare cosi lontano da casa, perché non tutti sanno, io per prima, che Taiwan, detta anche Isola Formosa, è situata a sud-ovest della piattaforma continentale cinese. Dopo un’attesa durata alcuni mesi, ecco arrivato il giorno della partenza è il 31 luglio, aeroporto di Malpensa, tutta la mia famiglia a salutarmi, il volo era già la prima prova da superare, 15 ore con uno scalo solitario a Dubai che non preoccupava solo me e la mia famiglia, ma anche gli occasionali compagni di viaggio incontrati sul volo e diretti in Giappone. Per la prima volta, ho visto l’oceano, mi sono seduta sulla spiaggia e ammirato il paesaggio; non è facile trovare le parole giuste per descrivere le sensazioni che ho provato: ero sola, a 16 anni lontanissima da casa e dalla mia famiglia da tutte le mie certezze e sicurezze, ho provato un senso di libertà e ho realizzato quanto ero fortunata ad esser lì.”

Il nonno di Nicolas ha letto e commentato la relazione scritta di cui si riporta solo l’inizio:”Era una domanda che veniva posta molto spesso, e che riusciva a mettere in difficoltà quasi tutti. Generava silenzi imbarazzati, risposte banali e mai convincenti. Ma non con me, io sapevo cosa replicare al complicato quesito: “perché hai scelto proprio il Brasile?” Volevo imparare il significato di una parola, ecco perché.“Saudade”. Un termine che non ha traduzione in italiano, né in nessun’altra lingua. Una parola che per essere compresa deve essere vissuta. La saudade indica una forma di malinconia, affine alla nostalgia. Ma nessuno può capirne il vero significato finché non avrà occasione di vivere in mezzo al popolo brasiliano, di abbracciare quegli sconosciuti privi di formalità e pudori, di godere del loro fanciullesco entusiasmo e di rispondere ai loro inaspettati sorrisi di gioia generati anche solo dal vedervi. Era la prima volta che scendevo nell’Emisfero Sud e nell’istante in cui ho messo piede a Porto Alegre ero consapevole di non essere mai stato così lontano da casa. E in effetti tutto è diverso, dall’altra parte del mondo. Non mi sto però riferendo alle differenze con l’Europa, bensì a quanto fosse diverso dall’immaginazione popolare che abbiamo del Brasile.


Ancora una volta, i soci presenti hanno potuto verificare come questa attività del Lions Club International sia importante per i ragazzi che vi partecipano con intelligenza: tornano trasformati, più maturi, con gli occhi più aperti e con una gran voglia di ripartire il più presto possibile.

Flaminio Benetti