13/01/2017
LA NUOVA AUTORITA’ (Ristorante Trippi di Montagna Piano)

Un tema sempre più di attualità è quello della violenza dei giovani che si manifesta nelle famiglie e a scuola. Come affrontare questo problema, tenuto conto del venir meno dell’autoritarismo che un tempo vigeva da parte dei genitori e degli insegnanti e come contrastare i fenomeni di bullismo e ribellione dei ragazzi d’oggi?

Lo psichiatra Riccardo Canova e la psicoterapeuta Tina Faglia, ospiti nell’intermeeting del nostro Club con il Tellino, ci hanno prospettato la strada indicata da una scuola di pensiero che prevede un approccio “non violento” e coinvolgente più soggetti e gli stessi giovani problematici, chiamato “La Nuova Autorità”.

Valtellinese lui (nativo di Ponte), Camuna lei (nativa della Valcamonica), coniugi, sono da anni impegnati nelle loro rispettive professioni in temi legati alle difficoltà che, sempre più frequentemente, sorgono in seno alle famiglie e alle scuole.

La “Nuova Autorità”, hanno spiegato, è una sorta di “resistenza non violenta”, quasi ghandiana, tendente a trovare la soluzione per superare la crisi dell’autorità genitoriale e le difficoltà che gli adulti incontrano per i comportamenti ribelli, aggressivi o violenti, dei figli o degli studenti.

Questa nuova “terapia” è nata in Israele, a Tel Aviv, ad opera di Haim Omer, e si pone come obiettivo quello di cambiare i rapporti genitori/figli, insegnanti/alunni, e di risolvere in modo innovativo le situazioni di crisi che richiedono interventi immediati per bloccare le attività di giovani violenti, che possono derivare da disturbi d’ansia (che portano addirittura i ragazzi a non uscire da casa), da disturbi da ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder), sindrome da deficit di attenzione e iperattività, da dipendenza da internet, dal bullismo.

La NVR (Non Violent Resistance) propone l’astensione da ogni forma di violenza (fisica, emotiva, psicologica) che deve essere “annunciata” formalmente e pubblicamente dai genitori ai figli, con ciò confermando la loro presenza di genitori, non “amici” (come spesso accade), non autoritari, ma autorevoli.

Tale modo di operare parte dal concetto di valorizzare l’“autocontrollo”, tenuto conto che non abbiamo la possibilità di controllare gli altri, ma possiamo solo controllare noi stessi.

E’ altresì necessario non intervenire reattivamente nell’immediatezza dell’azione violenta, ma rimandare ogni valutazione in un secondo momento, “battendo il ferro quando è freddo”. E’ però indispensabile ritornare sull’argomento a mente fredda, diversamente quel comportamento verrà di nuovo posto in atto.

Bisogna altresì persistere, in quanto l’obiettivo non è “vincere”, ma mostrare la nostra presenza, comunicando innanzitutto il nostro proposito (l’annuncio di cui si è detto), che non consiste nel rifiuto del figlio, ma nel rifiuto di quel suo determinato comportamento.

Fondamentale è la ricerca di un supporto, la creazione di una rete tra parenti, amici, vicini di casa, della quale il figlio deve essere al corrente, per una gestione trasparente di quanto si intende fare, ponendo così fine a “segreti”, rompendo l’omertà, posto che, in questo campo, la privacy non può essere presa in considerazione.

La “Nuova Autorità” nasce dalla circostanza che l’autorità tradizionale è stata nel tempo minata, non ci si può più comportare con l’autoritarismo che prevedeva solo la violenza, che è retaggio dell’ideologia fascista: i concetti di punizione corporale, di instaurazione del terrore per ottenere obbedienza avevano ricadute estremamente negative ed ora non funzionano più.

Non si deve, peraltro, cadere nella situazione opposta del permissivismo che ha causato altrettanti effetti negativi: droga, interruzione degli studi, delinquenza, promiscuità sessuale.

La violenza non è segno di forza, ma di debolezza, bisogna invece agire, secondo questa teoria, contando sulle azioni dell’adulto, non del bambino o del giovane. Se si va allo scontro, vincono i figli: bisogna invece far capir che noi siamo qui e che resistiamo al loro comportamento che non condividiamo e che è nostro dovere resistere alla loro violenza.

Nel campo scolastico valgono un po’ le stesse regole, tenendo conto che bisogna agire con determinazione, non in virtù del potere, ma con “cura vigile”, senza lasciarsi andare a ricatti, ma agendo con autorevolezza, senza autoritarismo e rompendo l’isolamento in cui spesso si sentono gli insegnanti, con turbinio di critiche e soventi scontri con i genitori.

Bisogna, invece, trovare un’alleanza tra genitori e insegnanti, prestando attenzione e vigilando, agendo con un dialogo aperto e franco, con colloqui diretti.

I relatori hanno riferito delle loro esperienze maturate sul campo che, gestite con questi principi, hanno dato buoni frutti, sistemando diverse situazioni critiche.

Al termine dell’applauditissima relazione, i due ospiti hanno risposto alle numerose domande dei soci (specie genitori e insegnanti) che hanno vissuto sulla propria pelle alcune situazioni di “ribellioni” dei giovani.

I presidenti dei due Club hanno ringraziato gli oratori ed uscendo dal ristorante ci siamo sentiti più determinati ad affrontare in maniera incisiva questo grosso problema generazionale, che tanto ci sta a cuore per il bene dei nostri figli e dei giovani in generale, pensando magari ad un service a sostegno di questa “terapia” non violenta.

Angelo Schena