08/11/2017
LA SCOPERTA DEL BOSONE DI HIGGS (Ristorante S. Carlo di Chiuro)

Una lezione di fisica volta a scoprire che cosa sia il “Bosone” di Higgs e come sia stato scoperto, ha appassionato i nostri soci, anche se, a tratti, nonostante la chiarezza di chi parlava, era un po’ difficile seguire la conversazione per quelli che, come me, non hanno particolare dimestichezza con questa scienza.

Il relatore, presentato dal Presidente Pierluigi Telattin, è stato il prof. Dario Menasce dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, con alle spalle una lunga attività di ricerca al CERN di Ginevra e al Fermilab di Chicago.

Aiutato da immagini, foto e filmati, l’illustre conferenziere ci ha condotto nel mondo un po’ misterioso della fisica, difficile da comprendere quando si addentra negli “elementi” costituenti l’essenza della materia, del tutto invisibili, quindi difficilmente comprensibili per chi è legato alla materialità delle cose.

Partendo dal concetto di massa, intuibile, ma difficilmente descrivibile se non con la definizione di Newton che si è riferito al concetto di “riluttanza legata al movimento”, per cui maggiore è la riluttanza (potremmo dire, se ho compreso bene, la resistenza alla spinta verso il movimento), il prof. Menasce si è chiesto come mai le particelle elementari hanno massa e la risposta è quella di Higgs che aveva intuito l’esistenza del “bosone” (dal nome del fisico Satyendra Nath Bose), vale a dire protoni, elettroni e neutroni, ed aveva indicato agli scienziati che dovevano andare a cercarlo. L’intuizione era del 1964, la scoperta del 2012.

Il relatore ha svolto un breve excursus storico sulla fisica, ricordando i quattro elementi di Empedocle (Fuoco, Terra, Acqua, Aria), la quintessenza di Aristotele (l’etere che si aggiungeva ai quattro), gli alchimisti del Medioevo (più pasticcioni che scienziati), sino ad arrivare a Mendeleev con la scoperta delle piccole particelle indivisibili (l’atomo) nel 1865 e alle triadi di Dobereiner (litio, sodio, potassio).

Si è poi soffermato sulla fisica moderna, con la scoperta dell’elettrone (particella subatomica) nel 1897 ad opera di Thomson, al nucleo atomico ad opera di Rutherford, e, nel 1967 si scoprirà che questo è composto da quark.

Da quel momento una continua evoluzione che fa scoprire la forza nucleare (i gluoni), la fusione nucleare, l’energia nucleare.

Enrico Fermi scoprirà i neutrini, quale decadimenti radioattivi, Rubbia troverà i bosoni W e Z, poi si arriverà ai raggi cosmici con il muone, una particella fondamentale che, insieme all’elettrone, al tauone e ai neutrini fa parte dei leptoni.

Qui, però, devo essere onesto, non sono più riuscito a seguire il nostro fisico, perché la mente mi si è confusa.

Sono solo riuscito a comprendere che a Ginevra hanno realizzato un enorme laboratorio tra la Francia e la Svizzera di circa 30 km di circonferenza, che si trova 100 metri sotto terra e costituisce una specie di stato a sé, come fosse il Vaticano.

Lì hanno costruito un enorme acceleratore di particelle, riuscendo a far scontrare i protoni, provocando l’“esplosione” dei neutrini che hanno superato la velocità della luce. Il CERN è riuscito, in un esperimento del 2012, ad inviarli da Ginevra al Gran Sasso, suscitando la famosa gaffe del Ministro Gelmini che, in una nota diffusa, riteneva che fosse stato costruito un tunnel sotterraneo tra le due località.

Si è arrivati al minimo degli elementi? Forse no” ha affermato Menasce “c’è chi sostiene che il minimo ulteriore sarà la c.d. ‘superstringa’ e la caccia a questo nuovo elemento è aperta”.

A conclusione il relatore ha sostenuto la necessità che i governi investano nella ricerca perché i ricercatori molto spesso trovano qualcosa di importante e di diverso anche rispetto allo scopo che stavano cercando di raggiungere: così è stato per esempio per i tubi catodici (quelli dei vecchi televisori), i telefonini, i touch screen, la TAC e, addirittura, il notissimo “www”. Tutte scoperte che hanno cambiato il mondo.

Angelo Schena